Il museo,
inaugurato nell'agosto del 1999, sorge in
piazza San Francesco, al piano terra
dell'edificio comunale, ed è gestito dalla
sede di Guardiagrele di
Archeoclub
d'Italia.
Il Museo porta il nome di Don Filippo Ferrari, Parroco (1868-1954) parroco di Guardiagrele che circa un secolo fa diede inizio alla esplorazione della necropoli di Comino (vedi scheda).
Nel corso degli scavi per la sistemazione dell'acquedotto, nell'inizio estate del 1905, che doveva portare l'acqua della Majelletta a Guardiagrele, passando per la contrada di Comino, furono scoperte antiche tombe.
L'appassionata attività del Parroco, archeologo dilettante, portò, nell'arco di otto anni, a raccogliere documenti e materiali di circa 60 tombe.
Di tutto il lavoro svolto Don Filippo Ferrari ne tenne documentazione, anche fotografica, che poi pbblicò nel marzo del 1913 con il titolo "Relazione sulle antichità preistoriche rinvenute nella contrada di Comino presso Gardiagrele".
Scopo della pubblicazione era, tra l'altro, di sensibilizzare le autoritàdell'epoca ad interessarsi alla Campagna di scavi e riuscire ad attivare un luogo museale ove riporre quanto ritrovato.
L'effetto non fù quello sperato. Le "sensibili" autorità dell'epoca lo denunciarono all'autorità giudiziaria per scavi clandestini e detenzione abusiva di materiale archeologico.
Tutto quanto rinvenuto negli anni, e che l'archeologo - potremmo dire non più dilettante - veva pazientemente catalogato e che custodiva presso di sè, fu sequestrato. Si dovrà attendere il 1914 per avere una sentenza di assoluzione, ma il materiale rimase sotto sequestro sino al 1939. Solo grazie ad un accordo tra il Comune e la Sopraintendenza fu possibile rimuovere i sigilli che per oltre 26 anni avevano impedito a chiunque di vedere l'enorme quantità e qualità del materiale ritrovato.
Il Museo è costituito da cinque sale, in cui sono esposti una ventina di corredi funebri, ritrovati in tombe a tumulo risalenti alla prima età del ferro.
Tra quanto esposto si segnala il corredo funerario del "Guerriero di Comino" e la "Stele di Guardiagrele" il più antico esempio di scultura funeraria italica della regione abruzzo. Storicamente precedente al famosissimo "Guerriero di Capestrano".
Sono, inoltre, presenti nel museo due vetrine che mostrano l'attività di ricerca condotta nella necropoli da don Filippo Ferrari, all'inizio del secolo scorso a cui va il merito di aver compreso l'importanza del sito archeologico, anche se il materiale da lui raccolto è andato disperso durante la seconda guerra mondiale.
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